Le Cronache di Arnia, Tendenze

Preparare le arnie all’inverno: i compiti dell’apicoltore

Preparare le arnie all'inverno: i compiti dell'apicoltore

Articolo di Clarice Varesi (Le Claricette – Leggi qui il suo blog è bellissimo!)
Rubrica: Le Cronache di Arnia

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Sembrava impossibile e invece anche l’autunno è arrivato tra noi e nonostante qualche bella giornata di sole spunti ancora a ricamare danze di foglie che, ultime, si librano al suolo, possiamo dire che l’agosto prolungato degli ultimi tempi può essere definitivamente considerato un capitolo chiuso.

Lo so, nell’ultimo articolo avevo promesso che, dopo i dovuti incipit, sarei arrivata al fulcro della questione: come fanno le api a produrre il miele e qual è il ruolo dell’apicoltore.
Lo avevo promesso e le promesse vanno mantenute e lo farò, tranquilli, ma non in questo episodio.
Spesso infatti si tende a concentrare la narrazione sull’atto principale della grande opera corale che è la produzione del miele senza curarsi delle tantissime sfaccettature che conducono a questo. Eppure sono proprio i gesti meno eclatanti a far sì che la magia avvenga e ve lo dimostro subito: cosa accadrebbe se alla prima di un importante spettacolo il sipario non venisse aperto? Beh, certamente, gli spettatori chiederebbero il rimborso del biglietto, ma soprattutto, e qui arrivo al dunque, lo spettacolo non potrebbe andare in scena.

E’ così che mi piace pensare ai mesi invernali, ad un sipario oliato quotidianamente affinché alla prima…fioritura possa aprirsi senza fare scherzi. Ad ottobre e novembre però il lavoro dell’apicoltore non si limita solo a questo, da una parte, infatti deve ancora terminare i lavori legati all’invasettamento e, dall’altra, deve premurarsi di preparare le arnie per l’inverno. Nei prossimi paragrafi parleremo proprio di questo, della preparazione all’inverno, stagione rigida quanto essenziale per le impollinatrici seriali e dell’importanza delle stagioni di mezzo, quelle che “si dice non esistano più”.

Preparare le arnie all'inverno: i compiti dell'apicoltoreApibancario saves the Queen bee

Alla base di tutto il meccanismo arnia c’è sempre lei, la regina! Ecco perché in questo periodo dell’anno bisogna prestare particolare attenzione al suo stato di salute, verificandone la propensione all’ovodeposizione e valutando così se potrà avere una numerosa covata autunnale o meno. Le api che nasceranno in questo periodo, dopo l’inverno, saranno il vero motore dell’alveare, motivo per cui è necessario che questo passaggio non presenti intoppi di sorta.  Se nel momento in cui si va a controllare si riscontra che effettivamente la regina non è all’altezza del ruolo, per il bene della api, sarà bene unire la famiglia con l’ape regina debole ad un’altra famiglia. Se è vero che l’unione fa la forza, allora tutto andrà per il meglio. Purtroppo non si può dire che andrà altrettanto bene per la regina debole che verrà eliminata.

Trattamento antivarroa per la Royal Family

Lo step successivo al controllo della regina è la valutazione dello stato di salute della famiglia utilizzando principalmente l’indicatore di infestazione da Varroa, rilevabile visivamente con l’osservazione del numero di acari caduti sul fondo o con procedure specifiche. Così facendo si eviteranno reinfestazioni.

Proprio in questo periodo, vale a dire quando la cova della regina è in stand by, si tende a procedere con il trattamento antivarroa a base di acido ossalico. Acido ossali, acqua e zucchero, che è un po’ come servire ad un cane una pastiglia avvolta nella pancetta, e il pranzo è servito.

Less is more: riduzione telai
Tra le azioni che l’apibancario svolge in vista dell’inverno rientra anche la riduzione del numero dei telai.  In primis si eliminano quelli più vecchi o non completamente costruiti, prima di rimuoverli definitivamente è però buona norma forarne gli opercoli così che le api possano completamente ripulirli dal miele. Inoltre è necessario restringere lo spazio vitale delle api, ottenendo un volume più piccolo le api avranno meno spazio da riscaldare; questa azione si mette in pratica allontanando il diaframma (quel componente mobile che determina il perimetro abitabile di una famiglia) dai lati dell’arnia e ponendolo in centro. Verranno conservati invece i telai con la cosiddetta Luna di miele, uno strato di miele spesso qualche centimetro posto nella parte superiore del favo, e quelli contenenti la scorta completa.

Api, non formiche: questione di scorte

Argomento caldo per l’inverno delle api è quello delle scorte all’interno dell’alveare: esse devono infatti essere sufficienti all’intera famiglia per sopravvivere fino a primavera. Ecco perchè è importante evitare che vengano consumate subito. Al fine di ritardarne il consumo a volte, quando ancora la regina è in periodo di deposizione, viene somministrato sciroppo non stimolante, per poi passare ai canditi e ad alimenti in grado di fornire maggior sostegno proteico. Un altro metodo per arginare il problema del consumo delle scorte è anche quello di tenere più al caldo possibile le api, proteggendo cioè l’arnia dal freddo.

Juta, neve e trallallà
Come le nostre auto hanno bisogno di carburante per poter funzionare, così le api hanno bisogno di scorte di cibo per poter vivere e per potersi riscaldare nei mesi più freddi. Per evitare che le adorabili ronzanti bestioline consumino troppe scorte il nostro apibancario è solito procedere con la coibentazione delle casette. Durante la stagione fredda le api si concentrano nella parte superiore dei telai formando il cosiddetto glomere, ecco perchè è importante cercare di proteggere quella zona dell’arnia inserendo del materiale isolante tra coprifavo e  tetto. L’apibancario utilizza la juta, ma si possono impiegare anche segatura, paglia, poliuretano espanso ed altri, ciò che davvero conta è impiegare materiali che consentano all’aria di circolare così da evitare ristagni e umidità. A volte, per evitare il problema dell’umidità, si può inclinare l’arnia affichè l’eventuale acqua sia libera di uscire dal foro frontale.

Con l’arrivo della neve bisognerà invece mettere in atto ulteriori strategie, il rischio maggiore è che le api, uscendo per i voli purificatori, si posino sulla neve e sciogliendola leggermente vi restino intrappolate. Come proteggerle? se le arnie si trovano in zone soggette a nevicate brevi e non durature allora sarà sufficiente chiudere l’apertura dell’arnia con della neve in modo da impedire alle api di uscire all’esterno. Si tratterà di un tempo molto limitato e, non appena la neve si sarà sciolta, loro potranno uscire. Se invece le arnie si trovano in luoghi di montagna in cui la neve persiste a lungo, allora si potrà spargere sul terreno paglia o altro materiale in modo da fornire loro una sorta di zattera d’appoggio.

Il nostro apibancario, tra un NASDAQ e un DOWN JONES, ha trovato il tempo di fare tutto, le sue api sono pronte ad affrontare l’inverno. Siamo tutt’orecchi per sapere come andrà!

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