Le Cronache di Arnia, Tendenze

Com’è fatta un’arnia?

com'è fatta un'arnia

Articolo di Clarice Varesi (Le Claricette – Leggi qui il suo blog è bellissimo!)
Rubrica: Le Cronache di Arnia

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Come ci siamo detti all’inizio di questa rubrica, il mio compito qui è quello di traghettare il sapere tecnico del mio amico Apibancario, uomo metà bancario e metà apicoltore, a tutti voi inesperti di api e miele.

Per inaugurare “Cronache di Arnia”, vi ricorderete, abbiamo infatti affrontato alcuni temi alla base del mondo ronzante come quello dell’organizzazione sociale delle api e della sconvolgente modalità di successione al trono tra regine.

Ora, terminate queste doverose premesse, vi chiederete giustamente quando entreremo nel vivo del discorso iniziando a parlare di miele, della sua lavorazione, delle differenti tipologie e dei ritmi che la natura impone. Lo farò presto, non temete, non prima però di dedicare questa breve puntata al palcoscenico in cui avviene la dolce e dorata magia: la casa delle api, l’arnia.

com'è fatta un'arnia

com’è fatta un’arnia

Com’è fatta un’arnia?

Possiamo dire che l’arnia sia quello strumento essenziale per allevare le api e prendersene cura al meglio. Si tratta di una struttura artificiale in legno adatta ad ospitare famiglie che comprendono fino a 60.000 individui, a ciascuna famiglia è destinata la sua arnia. Solitamente l’apicoltore posiziona diverse arnie in un unico luogo: l’insieme di tutte queste arnie prende il nome di apiario. E’ come parlare di isole e arcipelago, ma a forma di casetta e senza il mare attorno.

L’arnia è una struttura artificiale ed esiste in differenti modelli, la più diffusa, utilizzata anche dal nostro Apibancario è l’arnia da nomadismo Dadant-Blatt che a sua volta deriva dalla Langstroth.

Il materiale più comune per costruire un’arnia è il legno di abete dallo spessore di circa 25 mm, sono stati sperimentati anche altri materiali come la plastica e il poliuretano espanso ma con poco successo.

Per agevolarne la comprensione ho realizzato questo disegno, poco artistico, ma molto esplicativo, speriamo che vi sarà utile.

Arnia Dadant-Blatt

com'è fatta un'arnia

com’è fatta un’arnia

Semplificando al massimo possiamo dire che l’arnia è una struttura di legno composta da differenti livelli (un fondo, un nido che contiene 10 telaini, un melario che di telaini ne contiene invece 9, un coprifavo, un tetto), solitamente sollevata da terra attraverso l’uso di pedane. Alla base di tutto, composto da listelli di legno, c’è il fondo il quale a sua volta ospita un fondo mobile ed una grata metallica. La parte anteriore del fondo risulta invece aperta, con una copertura di sola rete metallica in grado di consentire il passaggio delle api che potranno così entrare e uscire dal nido, e di precluderlo di conseguenza ad animali di maggiori dimensioni.

Dal momento che negli ultimi anni si è ampiamente diffuso l’acaro parassita varroa destructor anche il cosiddetto fondo antivarroa, un fondo mobile di metallo, si è fatto gradualmente strada nelle arnie di mezzo mondo. E’ erroneamente chiamato antivarroa dal momento che non impedisce alla varroa di assalire le api, ma semplicemente ne consente il conteggio sul fondo in seguito ad una disinfestazione. La lastra metallica, sovrastata a sua volta da una grata, è infatti solitamente cosparsa di vaselina così che i parassiti caduti restino immobilizzati sul fondo. Attraverso questo fondo è inoltre possibile monitorare monitorare le attività delle api senza dover aprire l’arnia e quindi senza disturbarle. Se ad esempio sul fondo l’apibancario troverà degli opercoli di cera capirà immediatamente che le api hanno iniziato ad utilizzare le scorte di miele.

Analizzati i vari fondi, passiamo ora al nido, una scatola di legno di abete la quale, al suo interno, presenta sia nella zona anteriore che in quella posteriore delle scanalature create ad hoc per ospitare i telaini da nido, dieci. Nella parte anteriore solitamente viene montata la porticina di entrata.

I telaini da nido sono formati da 4 listelli di legno, di cui quello superiore più lungo così da poter poggiare sulle scanalature ricavate nel nido e sostenere quindi il peso di tutto il telaio. Ciascun telaino viene poi armato con un fil di fero, fatto passare verticalmente in più punti e perfetto per sostenere il foglio cereo.

Sopra al nido viene posto il melario, un’altra scatola di legno (sempre abete) alta poco più della metà di quella sottostante. Tra il nido e il melario viene posta la griglia antiregina, una rete a maglie strette che consente solo alle operaie di raggiungere quello spazio. In questo modo i telaini del melario non conterranno covata, ma solo miele.

Infine nella parte più superiore dell’arnia troviamo il coprifavo, una lastra d’abete con foro centrale (utile ad esempio per fornire nutrimento alle api) ai cui lati vengono montati 4 regoli di legno che permettono di  tener sollevato il tetto.

A copertura e a protezione dell’arnia troviamo il tetto, una lastra di legno d’abete sulla quale viene fissata una lamiera metallica così da isolare la struttura dagli agenti atmosferici.

Comprenderete certo che era impossibile affrontare il tema della produzione del miele senza prima esplorare brevemente il luogo in cui tutto accade, vi aspetto nella prossima puntata per fare un tuffo insieme nell’oro più giallo del mondo.